lunedì, 12 maggio 2008

yemen_donne_neroA proposito dell’usanza diffusa in tutti i paesi islamici di indossare l’hijab (ovvero il velo sobrio atto a nascondere come minimo capelli, collo, spalle e petto delle donne), Lilli Gruber nel suo Figlie dell’Islam riporta la testimonianza di una donna islamica che ha scelto volontariamente di indossarlo: «Gli hadith» ovvero i discorsi attribuiti al Profeta «dicono che se le donne non lo indossano, il diavolo urinerà sulle loro teste il giorno del Giudizio».

Mi pare in un certo senso questo il senso dell'intimazione postami dalla donna centrale in questa foto scattata in Yemen: "attento stai rischiando di scherzare con il Diavolo in persona".

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venerdì, 09 maggio 2008

Casualmente il numero di Hera che contiene il secondo DVD di Syusy Blady festeggia la 100° uscita con una attenzione monografica dedicata all’Oro.

Scorrendolo rapidamente mi ritrovo immerso ancora una volta in una splendida manifestazione del potere dell’archeogeografia che mi ha regalato il proprio fascino non pochissimi anni addietro: la celebre Golden Rock di Kyaikhtiyo in Myanmar.

myanmar_goldenrockQuella splendida nazione, oggi al centro delle cronache internazionali per un disastro ambientale preceduto solo di poco da un insostenibile irrigidimento politico, vanta a mio modesto avviso un primato per la spiritualità etnica di una grande percentuale delle popolazioni che vi risiedono.

Ecco come la presenta Lorena Bianchi nell’articolo dedicato all’oro asiatico apparso sulla rivista quasi esoterica: «Ma forse il più interessante monumento dorato birmano è la Golden Rock Pagoda a Kyaikhtiyo, non distante da Yangon. A picco su un burrone, sopra un dislivello di migliaia di metri, si erge un masso monolitico completamente rivestito d’oro, sul quale è stato costruito il torrione conico tipico degli stupa. La Golden Rock è dunque un incredibile esempio di stupa semi-naturale, in un luogo in cui le forze della natura si uniscono e diventano tutt’uno con l’Akasha, lo spirito che tende al Cielo, alla vetta del Monte Meru».

A beneficio di quanti si fossero persi la descrizione del mitologico Monte Meru, nei precedenti post di questo blog, vorrei ricordare che: «Al centro dell'oceano cosmico, al tempo della creazione, emerse il Monte Meru, simile a una piramide con quattro facce, ciascuna formata da pietre preziose, ove risiede il pantheon buddhista, luogo in cui ai suoi abitanti sono sconosciuti sia la miseria che il dolore. La parte a est è costituita da cristalli di rocca, la parte a sud di lapislazzuli, quella ovest da rubini, e infine quella nord è costituita da oro puro. Il Meru è circondato da sette anelli concentrici di montagne d'oro, intervallati da mari di acqua piovana, racchiusi in un circolo di montagne di ferro, e all'esterno, nelle quattro direzioni, i quattro continenti. Tale conformazione venne utilizzata per la costruzione delle antiche città sacre dell'Asia» (Wikipedia)

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giovedì, 08 maggio 2008

mappe_impossibiliE’ il titolo del DVD che corona il secondo appuntamento con la “geografia dei misteri” proposta da Syusy Blady.

Un nuovo intrigante viaggio che parte (dal punto di vista documentaristico) dalla splendida Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, il cui fascino ormai vietato alle visite ho avuto la  fortuna di poter apprezzare parzialmente in una gita di non molto tempo fa.

bologna_archiginnasioDunque, in questa nuova avventura volta alla “correzione dei sussidiari scolastici”, Syusy Blady riesce in un sol colpo a dimostrare che non è assolutamente vero che i popoli antichi credevano indistintamente nel fatto che la Terra fosse piatta e che Cristoforo Colombo aveva certamente potuto leggere mappe – anche molto raffinate in certi casi – secondo le quali la teoria che fosse “inciampato in terre sconosciute” proprio non regge.

Ad esempio la mappa di Grazioso Benincasa, consegnata al committente 10 anni prima dell’avventura di Colombo (ed oggi conservata al Museo Marsili di Bologna), traccia le posizioni di Antillia (le odierne Antille) e Saluaga (oggi Cuba).

La Mappa Cinese di Matteo Ricci datata 1606 (di cui ho avuto già occasione di parlare in questo blog) è esposta in parte alla Specola di Palazzo Poggi sempre a Bologna e, in parte – quella più interessante sotto certi punti di vista -, quella che traccia con precisione il Nuovo Mondo, è conservata nei Musei Vaticani. Il fatto è che la mappa rappresenta con precisione anche i Poli visti dall’alto: una “mappa davvero impossibile” in funzione delle presunte conoscenze dell’epoca.

E così via di mappa in mappa si snoda un percorso che gli appassionati di archeogeografia come me certo non possono perdere.

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mercoledì, 07 maggio 2008

Henri Mouhot, il naturalista francese che ha felicemente reso pubblica la scoperta dei templi di Angkor, ha pagato con la propria vita il prezzo di tanta meraviglia, morendo in Laos per la febbre tropicale precedentemente contratta in Cambogia.

Ecco come ne riepiloga la magia della vicenda Tiziano Terzani in Fantasmi: «Mouhot arrivò ad Angkor quasi per caso. Aveva letto il resoconto di un frate che dieci anni prima aveva parlato di strane, antiche rovine nella giungla, poco lontano dalla cittadina di Siem Reap, ma non aveva idea di cosa aspettarsi. Quando addentrandosi nella foresta in mezzo al fogliame d’un tratto si vide guardato prima da una, poi due, dieci, decine di immense facce di pietra che gli sorridevano, fu certo un momento per il quale era valso il suo viaggio e… la sua morte».

cambogia_voltipietra

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martedì, 06 maggio 2008

laos_bimbi_sguardoNegli sguardi intensi e profondi dei bambini distratti ed incuriositi da qualcosa pare di poter leggere il compendio della vita di un popolo vissuto nella paura e nell’instabilità: condizione tipica di coloro che hanno abititato e abitano (proprio come i bimbi della foto) nei villaggi delle montagne del Laos del nord; presso gli instabili confini con Thailandia, Vietnam e Cina.

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lunedì, 05 maggio 2008

Torno da uno splendido weekend allungato pieno di sole, di passeggiate, ecc… e mi ritrovo con una serie di appuntamenti che necessitano della mia presenza fin dal primo mattino. In aggiunta a Firenze comincia a piovere; e ciò comporterà il consueto aumento nevralgico e nevrastenico del traffico.

Il pensiero corre, senza possibilità di fuga, ai magici giorni in Laos, con la calma piatta della vie trafficate da passanti, venditori e biciclette e la necessità di utilizzare l’ombrello unicamente per ripararsi dai raggi del sole.

laos_ombrelli

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mercoledì, 30 aprile 2008

Quando ero adolescente girava ricorrentemente una barzelletta che aveva come protagonista l’immancabile Pierino. Alla domanda della maestra su cosa potesse essere più veloce della luce, l’impareggiabile protagonista rivendicava il primato della pipì, in quanto si esauriva regolarmente prima ancora che lui riuscisse a premere l’interruttore di camera.

Non avrei mai immaginato che dietro al calembour potesse celarsi una interessante credenza masai (che recupero dal simpatico Non è giusto mangiare tua zia di Stephen Arnott): «Secondo i masai dell’Africa orientale, un bambino che avesse giocato con le ombre delle lampade avrebbe bagnato il letto».

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martedì, 29 aprile 2008

India: Un tempo era considerata buona educazione battere le mani tre volte se, nel caso di una necessità impellente, una persona doveva defecare in un campo. Il battito di mani aveva lo scopo di avvertire gli spiriti del luogo e dar loro la possibilità di allontanarsi.

india_olfatto_spiritiStephen Arnott – Non è giusto mangiare tua zia

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lunedì, 28 aprile 2008

In Cambogia – leggo nel simpatico Non è giusto mangiare tua zia di Stephen Arnott, «il cerimoniale di corte prevedeva che il re rimanesse in posizione sopraelevata rispetto ai sudditi. Per cui egli non entrava mai in una casa che fosse più alta di un piano, nel timore che qualcuno fosse sopra di lui. Ovviamente, il palazzo reale era un edificio a un solo piano, con il tetto in vetro. Inoltre era proibito toccare il sovrano senza il suo esplicito consenso, un costume che fu all’origine di qualche problema quando, nel 1847, il re, sbalzato dalla carrozza, cadde a terra e perse i sensi. Nessuno tra gli uomini del seguito osò toccarlo, e fu un europeo di passaggio a soccorrerlo e portarlo a palazzo per le necessarie cure mediche».

Pare proprio, dunque, che il fortunato re solo grazie ad uno straniero sia riuscito a prevenire il Corteo dei Naga, che tradizionalmente accompagna le spoglie mortali alla loro destinazione finale.

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giovedì, 24 aprile 2008
laos_sogliaMartin Heidegger – l’impareggiabile filosofo di Essere e Tempo – asserisce che la “poesia” «corrisponde all’epoca del mondo che sta per giungere». Si pone così su una soglia che più volte è stata varcata (si pensi ad esempio al genuino tentativo di plasmare il mondo attraverso il linguaggio che Joyce compie nell’ambito di Finnegan’s Wake), ma che in quanto accesso di un mondo che sta per giungere è un dono di speranza eternamente reiterato e (proprio in funzione del suo compito primordiale) mai esaurito nel suo complesso.

A me, fotografo lunatico e eterno bambino, è parso proprio questo il ruolo della soglia cui si affaccia la sognante donna laotiana in attesa (di cosa poi?).

Giudicato con il nostro metro il Laos pare aver molto da attendersi. Ma sarà poi così?

Preferisco pensare a quella giovane presenza femminile come a L’Angelo necessario di un Massimo Cacciari – filosofo di molti anni orsono – che rinuncia ad ogni tentazione di “guidare” o “suggerire percorsi”, per porsi definitivamente «sulla soglia di questo possibile, anzi nella sua Apertura sempre presente e mai afferrabile discorsivamente».

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